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Comunicare la Sostenibilità: La Trasparenza dei Dati come Scudo contro il Greenwashing

Per le imprese moderne, la sostenibilità non è più solo una scelta etica, ma un pilastro della strategia commerciale. Tuttavia, l’entrata in vigore della Direttiva UE 2024/825 e del D.Lgs. 30/2026 ha trasformato radicalmente il modo in cui le aziende possono e devono comunicare i propri impegni ambientali. Oggi, una comunicazione efficace non può prescindere da una rigorosa trasparenza dei dati.

Dal “Compensare” al “Contribuire”

Uno dei cambiamenti più significativi riguarda il carbon offsetting. Le nuove normative vietano l’uso di termini come “neutrale dal punto di vista climatico” o “impatto ridotto” se basati sulla compensazione delle emissioni. La via corretta è riformulare questi impegni come contributi climatici volontari o investimenti in progetti di mitigazione esterni alla propria catena del valore, evitando claim che possano trarre in inganno il consumatore sulla reale impronta del prodotto.

Il Rischio dei Claim Generici

I “claim ambientali generici” (come “ecologico” o “green”) sono ora esplicitamente vietati, a meno che non siano supportati da un’eccellenza ambientale riconosciuta o da specifiche chiare fornite sullo stesso mezzo di comunicazione. La sostanziazione tecnica è diventata il requisito fondamentale: un claim deve essere chiaro, verificabile e non fuorviante. Per questo, strumenti come l’inventario GHG (ISO 14064-1) o la Carbon Footprint di Prodotto (ISO 14067) sono essenziali per difendere la veridicità delle proprie asserzioni.

B2B e Rendicontazione: Nessuno è Escluso

Anche le aziende che operano esclusivamente nel settore B2B non possono considerarsi immuni. Attraverso i “canali misti” (social, siti web) o l'”effetto filiera” — dove un claim B2B viene ripreso dal cliente finale — le normative sul greenwashing possono attivarsi, comportando gravi rischi reputazionali e contrattuali. Inoltre, sebbene il bilancio di sostenibilità (CSRD) sia rivolto agli investitori, il riutilizzo dei suoi dati in campagne marketing B2C fa scattare immediatamente le regole della Direttiva 2024/825.

Prevenire per Proteggere il Valore Aziendale

Con l’AGCM pronta a intensificare i controlli e le sanzioni a partire dal 27 settembre 2026, la presa di coscienza deve tradursi in azione preventiva. Non si tratta solo di conformità legale, ma di proteggere la fiducia dei consumatori e degli stakeholder.

In questo scenario complesso, una analisi preventiva del rischio greenwashing tramite Csrimpresa diventa uno strumento strategico fondamentale. Valutare ex-ante la robustezza tecnica dei propri claim e la coerenza della comunicazione rispetto ai nuovi standard europei è l’unico modo per trasformare la sostenibilità in un reale vantaggio competitivo, al riparo da contestazioni legali e danni d’immagine.

Csrimpresa insieme allo SportelloCSR della Camera di Commercio di Messina sono disponibili ad assisterti in ogni percorso ESG.

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