I criteri ESG (Environmental, Social, Governance) influenzano il credito bancario agendo su diversi livelli, dalla valutazione del merito creditizio alla gestione dei rischi, fino alla conformità normativa delle banche stesse.

Di seguito i principali modi in cui questa influenza si manifesta:

  • Valutazione del merito di credito: Le banche stanno rivedendo le proprie metodologie di valutazione del merito creditizio per integrare i rischi e le opportunità ESG delle imprese controparti. Una gestione adeguata dei fattori di sostenibilità può tradursi in un migliore accesso ai finanziamenti privati e ai fondi pubblici, oltre che in una maggiore competitività per l’azienda.
  • Stima delle perdite attese: Le informazioni sulla sostenibilità, come ad esempio la presenza di coperture assicurative contro eventi climatici estremi, permettono alle banche di effettuare una miglior stima delle perdite attese da rischio di credito sulle imprese affidate.
  • Gestione dei rischi (Fisici e di Transizione): I dati ESG consentono agli istituti di credito di misurare più accuratamente i rischi derivanti dalla transizione ecologica.

Rischi fisici: Eventi climatici o calamità naturali possono causare danni materiali e cali di produttività, influenzando la capacità dell’impresa di rimborsare il debito.

Rischi di transizione: Derivano dal processo verso un’economia a basse emissioni, includendo cambiamenti normativi, tecnologici o di mercato che potrebbero rendere obsoleta l’attività di un’impresa non preparata.

  • Conformità normativa per le banche: Anche se le PMI non sono sempre direttamente soggette agli obblighi di rendicontazione europei, le banche devono curarsi della sostenibilità della loro “catena del valore”, che include i soggetti finanziati. Normative come il Terzo Pilastro, la CSRD e la SFDR impongono alle banche di raccogliere dati dai propri clienti per rendicontare i rischi ESG e le emissioni “finanziate” nel loro portafoglio.
  • Allineamento alla Tassonomia UE (BTAR): Dal 1° gennaio 2025, le banche potranno comunicare il Banking Book Taxonomy Alignment Ratio (BTAR), un indicatore che misura quanto il portafoglio prestiti verso le imprese (comprese le PMI non quotate) sia allineato ai criteri di sostenibilità ambientale definiti dall’Unione Europea. La condivisione di queste informazioni da parte delle PMI, sebbene su base volontaria, diventa quindi rilevante nel rapporto con la banca per rispondere a precise esigenze normative di quest’ultima.
  • Standardizzazione delle informazioni: Per ridurre gli oneri sulle PMI derivanti da richieste informative frammentate, si sta lavorando alla standardizzazione dei dati richiesti, come nel caso del documento “Il Dialogo di Sostenibilità tra PMI e Banche”, volto a creare un modello di scambio informativo efficiente tra le parti.

Csrimpresa insieme allo Sportello CSR della Camera di Commercio di Messina sono disponibili ad assisterti in ogni percorso ESG.

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